Il governo Berlusconi lo aveva blindato, mettendo la fiducia. E, nonostante i malumori della Lega, con 320 sì e 270 no il decreto Ronchi che contiene norme sulla «privatizzazione» dell’acqua ottiene il via libera di Montecitorio.
La Lega si rifa con un ordine del giorno, che, in sintesi recita: la gestione in house, in particolare per quanto riguarda l’acqua, può non essere «svantaggiosa per i cittadini» e il governo ne deve tenere conto nell’emanazione dei regolamenti attuativi della riforma dei servizi pubblici locali. «Nell’ambito dell’emanazione dei regolamenti e nella definizione delle soglie oltre le quali gli affidamenti di servizi pubblici locali assumono rilevanza ai fini dell’espressione del parere dell’Autorità garante della concorrenza», si legge nell’odg firmato dal capogruppo Roberto Cota e da altri esponenti del Carroccio, il governo si impegna a «tener conto di specifiche condizioni di efficienza che, soprattutto con riferimento al settore idrico, rendono la gestione in house non distorsiva della concorrenza e dunque comparativamente non svantaggiosa per i cittadini rispetto ad un’altra forma di gestione dei servizi pubblici locali».
Mentre alle associazioni dei consumatori che avevano osteggiato il decreto non resta che impugnare il referendum abrogativo. Continua a leggere »