E’ con grande piacere che ospito una notizia che forse nelle pagine dei giornali occuperà poche righe. Ma è una bella notizia per un quartiere pieno di speranze come Librino, in cui troppi nodi restano ancora irrisolti. Con mio immensa soddisfazione, infatti, Sonia Messina è stata nominata presidente del Comitato Librino Attivo, un gruppo di residenti impegnati da un paio di anni nel tentare di cambiare il quartiere e di aprire gli occhi a un’amministrazione comunale troppo spesso insensibile nei confronti delle periferie.
Oltre che essere mia amica, Sonia è una giovane ragazza di Librino: studia, lavora e questo quartiere lo vive davvero anziché limitarsi a riconoscerlo come luogo di residenza. Sonia si è fatta conoscere dagli abitanti, dalle “istituzioni” del quartiere, dai parroci e dalle associazioni di zona e sicuramente potrà fare ancora di più, ancora meglio, all’interno del Comitato.
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Ieri sera in Consiglio comunale i musicisti, il coro e le maestranze del Teatro Massimo Bellini hanno dovuto mettere in scena non uno dei meravigliosi allestimenti di opera lirica ai quali hanno abituato il pubblico catanese e internazionale ma, amaramente, la loro preoccupazione per il destino stesso del teatro. Quello che sta accadendo al teatro Massimo Bellini è l’ennesimo frutto avvelenato della incapacità politico-amministrativa del centrodestra siciliano. Il Bellini è un bene di Catania e dei catanesi, gestito dalla Regione: per questo è necessario un intervento immediato della Regione.
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Chi non conosce i salesiani delle Salette o non è di Catania o non ha alcun interesse per questa nostra città. Sono tanti gli anni nei quali a S. Cristoforo, così come in altri quartieri, i salesiani hanno formato intere generazioni. Quelli delle Salette, però, hanno un di più e, siccome ci sono passati in molti, forse ce l’hanno nel DNA il di più che caratterizza quelli delle Salette: affrontare le situazioni difficili come se fossero facili, come se bastasse una parola, una pacca sulla spalla e a volte anche un chiarimento, per quanto duro, molto duro. Come se queste situazioni non fossero poi così difficili. Loro, sicuramente, sono riusciti a renderle più vivibili e doverose di rispetto.
E’ all’insegna di quest’ultima parola che vivo il premio che i salesiani hanno voluto dare alla memoria di mio padre Paolo, dandolo poi concretamente a ragazzi che saranno aiutati a studiare, come se Paolo fosse vivo, così come il quartiere. Continua a leggere »
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