“Il riordino della scuola superiore del governo non e’ una riforma, e’ un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall’Europa e nega pari opportunita’ di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro Paese”. Così Pier Luigi Bersani introduce l’ultima prodezza targata Gelmini-Berlusconi, che più che una riforma sembra “Un taglio di risorse, di competenze e di tempo: questa e’ la sostanza del cosiddetto riordino. La scelta compiuta a 13 anni diventa nei fatti irreversibile per la grande differenza di programmi proposti dai diversi percorsi formativi sin dal primo biennio, favorendo la dispersione scolastica. Continua a leggere…La scuola della Gelmini: Ladri di futuro
“Il riordino della scuola superiore del governo non e’ una riforma, e’ un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall’Europa e nega pari opportunita’ di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro Paese”. Così Pier Luigi Bersani introduce l’ultima prodezza targata Gelmini-Berlusconi, che più che una riforma sembra “Un taglio di risorse, di competenze e di tempo: questa e’ la sostanza del cosiddetto riordino. La scelta compiuta a 13 anni diventa nei fatti irreversibile per la grande differenza di programmi proposti dai diversi percorsi formativi sin dal primo biennio, favorendo la dispersione scolastica. Continua a leggere…Lavoro, solo record negativi per la Sicilia

Basta leggere gli ultimi rapporti della Cgil e della Uil sulle condizioni lavorative della Sicilia e su un fenomeno ostinato e sempre florido come quello del lavoro nero in Italia, per avere un quadro a dir poco drammatico del Mezzogiorno d’Italia, soprattutto della Sicilia, una regione in cui aumentano esponenzialmente le richieste di cassa integrazione, le grosse fabbriche rischiano la chiusura e il lavoro sommerso non accenna a diminuire.
A fronte di questi dati, davanti alle immagini di un Paese davvero allo stremo, il Governo nazionale non fa nulla per migliorare le condizioni lavorative del Sud. Anzi, al contrario, mette in atto politiche mirate a depotenziare provvedimenti utili a far ripartire l’economia, almeno a livello locale, come sta accadendo con le Zone Franche Urbane. Continua a leggere…
Processo breve, una legge contro le vittime!
Se il processo breve avrà il via libera della Camera processi come Thyssen Krupp, Parmalat e quelli a tutela dei terremotati abruzzesi cadranno nel vuoto. La magistratura protesta disertando l’inaugurazione dell’anno giudiziario. PD: “Maggioranza modifichi la legge”.
Rimarranno senza tutela e senza giustizia. Saranno il sacrificio personale di un uomo accecato dall’idea di evitare che le leggi facciano il loro corso. E saranno in tanti. Vittime della , del crack Parmalat, dei crolli di alcune strutture pubbliche nel corso del terremoto abruzzese, ma anche di reati come violenze fisiche e sessuali, furti, truffe. Nessuno di lorò avrà giustizia se il processo breve diventerà legge.
È Antonio Boccuzzi, esponente PD e superstite del rogo alle acciaierie Thyssen Krupp, a spiegare che “l’approvazione del ddl sul processo breve sarebbe un pugno in faccia per migliaia e migliaia di vittime del lavoro che non vedrebbero giustizia”. Continua a leggere…
Con le penne del pavone
Governo anti-ndrangheta con le proposte del PD
Il Cdm annuncia l’istituzione dell’Agenzia per i beni confiscati e l’introduzione della parola ndrangheta nel codice: il Pd le sollecita da oltre un anno. Berlusconi agli immigrati: “Creano criminalità”. Bersani: “Parole indegne di un paese moderno”.
Un copia-incolla a regola d’arte. È Roberto Maroni ad annunciare con orgoglio l’istituzione dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Davvero un’ottima idea, ma non di certo nuova e di sicuro non ascrivibile al governo. Fu proposta per la prima volta dal Governo Ombra nel 2008 ed era presente solo pochi giorni fa fra le proposte anti-ndrangheta del PD. Per mesi il ministro Maroni non solo ha totalmente ignorato l’urgenza del provvedimento, ma ha addirittura approvato un emendamento alla Finanziaria 2010 che permette di vendere i beni sequestrati, senza controllare l’identità dell’acquirente che, ovviamente, potrebbe appartenere alla criminalità organizzata. Oggi il governo torna sventolando come una bandiera un’idea del PD che rigetta da oltre un anno. Continua a leggere…
Presidio dei lavoratori Sat
Da ieri pomeriggio i lavoratori della Sat di Aci Sant’Antonio, azienda un tempo fiore all’occhiello dell’industria siciliana, presidiano i cancelli della fabbrica per cercare di evitare lo sgombero delle preziose macchine e il suo conseguente smantellamento finale. Hanno montato delle tende e hanno dormito al gelo per difendere il loro diritto al lavoro. Loro come altri, loro più di altri sono stati presi in giro. Molto. E proprio in un momento di supposta schiarita, con i giornali e le tv locali ad ipotizzare la soluzione della crisi, arriva l’ordine di portare via i macchinari. Chiaro segnale che l’attività non riprenderà più.
Sono oltre 150 operai iperspecializzati. Tutti con famiglia, mogli, figli, mutui sulle spalle. Un dramma per ognuno di loro questa situazione ormai surreale che si è venuta a creare. Un dramma che i garantiti di questo Paese faticano a comprendere.
A tutti loro la mia concreta solidarietà e l’impegno di fare l’impossibile per arginare il peggio.
Giustizia, le ragioni dello sciopero
Il prossimo 5 febbraio in tutta Italia sciopereranno gli operatori del settore giudiziario. Una protesta che sento di condividere, quella organizzata da Fp Cgil, Uil Pa, Flp e Rdb. Lavoratori della giustizia in agitazione, chiedono una giustizia rapida ed efficiente, domandano percorsi di valorizzazione e riqualificazione delle proprie mansioni, vorrebbero nuove politiche del personale che passino anche da nuove assunzioni, si aspettano investimenti adeguati ed un progetto di modernizzazione del settore, si schierano contro i tagli indiscriminati. Vorrebbero vedere tutto ciò che questo governo non farà, impegnato com’è a salvare il premier dai processi mentre in tutta Italia i tribunali sono al collasso. Continua a leggere…
Cuffaro colpevole: 7 anni in appello
In primo grado i giudici avevano escluso la sussistenza dell’aggravante mafiosa e lo avevano condannato a 5 anni Il senatore Udc: “Non sono mafioso ma rispetterò la sentenza”. Pena aumentata per l’ex manager della sanità privata Aiello
Talpe Dda, Cuffaro condannato a 7 anni in appello “L’ex governatore ha favorito Cosa Nostra”
da Repubblica.it 23 gennaio 2010
PALERMO – L’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro, ora senatore dell’Udc, è stato condannato, in appello, a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato dall’avere agevolato Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio. In primo grado i giudici avevano escluso la sussistenza dell’aggravante mafiosa e avevano condannato il politico a cinque anni di reclusione. Il processo è stato celebrato davanti la terza sezione della corte d’appello di Palermo. Lasciando subito dopo l’aula bunker del carcere Pagliarelli, Cuffaro ha detto ai cronisti: “”So di non essere mafioso, so di non avere mai favorito la mafia. Ma questo non vuol dire che non si debbano rispettare le sentenze. Le sentenze sono espresse dalle istituzioni e vanno comunque accettate. Ne sento la pesantezza come cittadino e questo non modifica il mio percorso politico”.
La terza sezione ha riformato le pene inflitte all’ex manager della sanità privata Michele Aiello, condannato a 15 anni e 6 mesi contro i 14 del primo grado per associazione mafiosa e ha modificato in concorso esterno all’ associazione mafiosa l’accusa di favoreggiamento contestata all’ex maresciallo del Ros Giorgio Riolo, condannandolo a 8 anni di carcere. In primo grado Riolo aveva avuto 7 anni. La Corte ha dichiarato prescritto il reato contestato ad Adriana La Barbera per morte dell’imputata. ‘Da quanto emerge dal dispositivo le nostre richieste sono state tutte accolte” commenta il pg Daniela Giglio.
Trucco, parrucco e sartoria: Mediaset mette alla porta i suoi lavoratori
Ma chi me lo doveva dire che sarei intervenuto da parlamentare a favore di Mediaset – intesa, naturalmente, come lavoratori – per chiedere al Governo del proprietario di Mediaset di fare qualcosa per la sua azienda, intesa sempre come lavoratori? Non mi fa piacere il primo sciopero nella storia di Mediaset. Mi preoccupa esclusivamente il futuro di quei lavoratori.
E’ la prima volta che dipendenti Mediaset scendono in piazza, è la prima volta che scioperano. Il motivo è serio, dato che a rischio c’è il futuro di decine di lavoratori. Ieri mattina davanti a Montecitorio hanno manifestato truccatori, parrucchieri e sarti che da anni si occupano di mandare in scena i volti televisivi di Mediaset. Erano circa duecento, muniti di striscioni, palloncini e fischietti, arrivati nel centro di Roma per protestare contro la cessione, decisa da Mediaset, del ramo truccatori-parrucchieri-sarti di Videotime alla società Pragma Service. In ballo, hanno spiegato i dimostranti armati di cartelli contro il premier-proprietario Silvio Berlusconi, ci sono 56 posti di lavoro. Una cessione di ramo d’azienda che per i lavoratori è più che altro “una vera e propria cessione dei contratti di lavoro”. E, per di più, completamente al buio: i dipendenti infatti si ritroverebbero a lavorare per un’impresa di cui non conoscono nulla.
Si chiama esternalizzazione e consente di ridurre i costi per l’impresa. E le giuste garanzie ai lavoratori? Ieri a Montecitorio, assieme ai colleghi deputati del Pd della commissione Lavoro, ho incontrato i dipendenti Mediaset. Assieme, abbiamo chiesto al governo maggiori garanzie. Al più presto presenteremo un’interrogazione parlamentare per sapere cosa intendono fare i ministri Sacconi e Scajola per dare garanzie a questi lavoratori, che si rifiutano di fornire il proprio consenso al trasferimento alla Pragma Service.
La Sicilia boccia il nucleare: passa il “no” del PD
In Italia si torna a parlare di centrali nucleari come fonte energetica indispensabile. Nell’Italia del referendum che bocciò il nucleare, si torna a parlare di atomo, ma si evita di sprecare parole sulle scorie, sulle vecchie centrali mai bonificate, sulle conseguenze per la salute di ognuno di noi. E si parla anche della Sicilia come possibile sede – a Palma di Montechiaro – di una centrale. Finalmente la Sicilia si oppone e, con fermezza, dice “no” ad una politica energetica pericolosa e inadeguata. Lo ha fatto il Parlamento regionale, che nella nottata di ieri dopo aver dibattuto per otto ore del Lombardo-ter ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, presentato da deputati del Partito Democratico, con cui si impegna il governo di Raffaele Lombardo a contrastare qualsiasi ipotesi di installazione di centrali nucleari nell’Isola. Il provvedimento è stato votato da tutti i parlamentari, di maggioranza e opposizione. E, a sorpresa, dopo alcuni interventi in Aula dei deputati, si è espresso a favore anche Lombardo, che finora aveva sostenuto la linea del referendum popolare sull’eventuale decisione del governo di Roma di costruire un sito in Sicilia.
Al fianco di Rosario Crocetta. Non ci fermiamo.
Gela, dal carcere duro la condanna a morte per un giudice e l’ex sindaco Crocetta
di Dario Palazzolo
«Quando si sapeva che c’era quel giudice al processo gli avvocati ci dicevano: rassegnatevi, uscirà una condanna». Un nuovo pentito svela che i boss di Gela – i fratelli Alessandro e Davide Emmanuello – avevano deciso di risolvere i loro problemi una volta e per tutte, uccidendo il giudice delle indagini preliminari di Caltanisetta Giovanbattista Tona. La sentenza di morte era già uscita dal carcere: i padrini l’avevano scritta in un pizzino, che era stato nascosto prima nell’elastico delle mutande, poi in un pacchetto di fazzolettini di carta.
“Dopo il giudice Tona – ha messo in guardia il nuovo collaboratore, Crocifisso Smorta, fino a ottobre uno dei fedelissimi degli Emmanuello – il clan di Gela ha il chiodo fisso dell’ex sindaco Rosario Crocetta Continua a leggere…





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