Decreto Mezzogiorno: ecco cosa prevede

Il decreto Sud diventa legge dello Stato. Ieri alla Camera abbiamo approvato un provvedimento importante, che prevede fondi e agevolazioni per le Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. In particolare, si prevede un finanziamento fino a 1.250 milioni di euro dedicati ai nuovi giovani imprenditori under 35, con la misura “Resto al Sud” e 50 milioni di euro per favorire gli imprenditori agricoli under 40.

Il decreto prevede tantissime misure a favore del Mezzogiorno, quali semplificazioni e procedure più efficienti, l’istituzione di zone economiche speciali, risorse per far fronte a situazioni di crisi con politiche di formazione e riqualificazione dei lavoratori. Alcune norme sono rivolte al contrasto della dispersione scolastica e della marginalità sociale.

In questo dossier il dettaglio di alcune delle misure più significative.

Approvato il decreto vaccini

Oggi alla Camera abbiamo convertito in legge il cosiddetto “decreto vaccini” che amplia l’elenco delle vaccinazioni obbligatorie per i minori e modifica le sanzioni in caso di inadempimento dell’obbligo vaccinale relativamente ai servizi educativi, alle scuole ed ai centri di formazione professionale regionale. L’intervento mediante decreto-legge si è reso necessario perché , dal 2013 ad oggi, si è registrato un progressivo e inesorabile trend in diminuzione del ricorso alle vaccinazioni, sia obbligatorie sia raccomandate, che ha determinato una copertura vaccinale al di sotto del 95 per cento, soglia raccomandata dall’OMS per la cosiddetta “immunità di gregge”, per proteggere, cioè, indirettamente anche coloro che, per motivi di salute, non possono vaccinarsi. Un intervento necessario, dunque, per tutelare la salute di tutti e prevenire possibili, pericolose epidemie.

In questo dossier tutti i dettagli sul provvedimento.

Stop ai vitalizi: approvata alla Camera la legge del Pd

Un consenso ampio per una legge più che giusta, che abolisce i vitalizi anche per gli ex parlamentari ed equipara il trattamento pensionistico di deputati e dei senatori a quello dei dipendenti pubblici. Ieri alla Camera abbiamo approvato la proposta di legge Richetti (Pd) con 348 voti a favore, 17 contrari e 28 astenuti. La legge, che ora passa al Senato, consentirà notevoli risparmi e soprattutto introdurrà anche per gli ex parlamentari il criterio di calcolo pensionistico applicato per tutti i lavoratori. Verrà infatti ricalcolato con un criterio totalmente contributivo anche l’importo delle pensioni attualmente erogate agli ex parlamentari. La riforma del 2012 ha già abolito i vitalizi e dunque i trattamenti pensionistici per i parlamentari in carica dall’attuale legislatura sono già calcolati con il contributivo, ma appena entrerà in vigore la legge Richetti tutti i parlamentari (passati, attuali e futuri) percepiranno pensioni calcolate secondo i principi legge Fornero.
Questo comporta, per chi sarà parlamentare dalla prossima legislatura, un innalzamento dei requisiti anagrafici richiesti per l’accesso al sistema pensionistico, che saranno identici a tutti gli altri dipendenti pubblici.

Qui, nel dossier del gruppo Deputati Pd, trovate tutte le novità.

La mia proposta di legge a tutela dei compensi per i lavoratori autonomi

Una legge che rivaluti il lavoro dei professionisti e rimetta al centro l’equità delle loro retribuzioni, imponendo il pagamento di compensi che non possano essere inferiori ai minimi stabiliti dagli Ordini professionali. Pochi giorni fa ho depositato la proposta di legge (potete scaricare qui il testo) che mira a tutelare l’equo compenso dei lavoratori autonomi e che riguarda in generale tutti i professionisti: avvocati, ingegneri, architetti, medici, dentisti, giornalisti, commercialisti.
I lavoratori autonomi infatti sono sempre più spesso vessati da situazioni di squilibrio nei rapporti contrattuali con i clienti, soprattutto con i clienti “forti”. A fare le spese di questa concorrenza al ribasso e del mancato rispetto dei minimi tariffari sono tutti i professionisti e in particolare quelli più giovani che si trovano a fronteggiare la crisi economica e che, avendo meno potere contrattuale, purtroppo sperimentano sulla propria pelle una spaventosa erosione dei compensi oltre a forme di prevaricazione inaccettabili. Avvocati e appartenenti alle professioni ordinistiche si trovano infatti costretti sempre più spesso ad accettare compensi ai limiti del decoro e a sottoscrivere contratti contenenti clausole di natura vessatoria. Si è scatenata in sostanza una concorrenza sfrenata, con prezzi al ribasso, che porta i soggetti più deboli ad accettare remunerazioni sottocosto con una inevitabile dequalificazione delle prestazioni.
La proposta di legge, che è stata sottoscritta da una cinquantina di colleghi deputati del Partito Democratico, prevede dunque che i compensi per i professionisti non possano essere inferiori rispetto ai minimi tariffari stabiliti dai relativi Ordini professionali o dai Collegi definiti dai decreti ministeriali.
Mi auguro che la nostra proposta di legge, già all’esame della Commissione Giustizia, possa trovare consensi tra tutte le forze politiche, perché vuole essere uno strumento per rimettere al centro il lavoro e la qualità delle prestazioni, ponendo rimedio a queste evidenti ed ingiuste storture.