Sento il dovere di informare tutti e non solo i diretti interessati dell’esito di una mia interpellanza sul rispetto dei diritti dei portatori di handicap in un concorso a dirigente scolastico. Lo faccio perché mi sembra ancora incredibile, nonostante frequenti l’Aula ormai da un po’, la mancanza di rispetto non tanto verso un parlamentare quanto – ed è molto ma molto più importante – verso i cittadini. Bisogna riconoscere che il maestro-sottosegretario Rossi Doria del governo Monti ha, per quanto tardivamente, sentito il dovere di rispondere, a differenza della ben diversa ministra Gelmini del fu governo Berlusconi. E non è poco. Rimane, però, la questione decisiva: che rapporto hanno le Istituzioni con i propri cittadini? La destra ha provato a cambiare i cittadini affinché cantassero inni alla maestà. Per noi, invece, non è arrivato il momento di cambiare le Istituzioni, a partire dal concreto e quotidiano operato della Pubblica Amministrazione affinché sia “serva” dei cittadini e non già, come spesso accade, “sovrana” irresponsabile?
Riporto il comunicato stampa di oggi in cui si parla dell’interrogazione e della “pronta risposta” ricevuta.
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Ridare valore alla città di Catania dopo dieci anni di immobilismo. Ridarle valore per farla diventare il simbolo di un Mezzogiorno che, con i suoi giovani e le sue donne, deve tornare ad essere tema centrale del Paese in vista di uno sviluppo possibile. E rimettere al centro Catania vuol dire anche mettere in campo idee di crescita e sostegno alle giovani generazioni, come “Valore Catania”, una delle innovazioni possibili che ho voluto lanciare sabato mattina in occasione dell’incontro “SUD – Un’impresa grande”.
Nel Mezzogiorno abbiamo bisogno di autopromuoverci e diventare protagonisti, proprio per questo abbiamo avuto un’idea semplice ma efficace che proveremo a realizzare: Un fondo, uno strumento finanziario cofinanziato da Enti locali, banche, consorzi fidi per raccogliere risorse da destinare alle nuove imprese di giovani catanesi che decidano di investire in innovazioni e progetti di valenza sociale. Continua a leggere »
di CARLO GALLI da La Repubblica del 15 febbraio 2012
Nel momento in cui il governo mette mano alla riforma del lavoro – cioè all´atto politicamente più significativo del suo mandato emergenziale – i recenti lapsus comunicativi di alcuni suoi importanti esponenti sono preziosi non tanto per intentare processi alle intenzioni, quanto perché permettono di inquadrare la dimensione reale dei problemi in gioco.
In primo luogo, c´è un problema cognitivo: le élites sociali, economiche, intellettuali del Paese, oggi investite della diretta responsabilità di governo, conoscono l´Italia attraverso stereotipi (la colpa delle nostre condizioni è nel buonismo sociale) oppure attraverso le privilegiate esperienze di familiari e di amici (da cui apprendono che la mobilità è benefica, e che il lavoro gratificante si trova a Washington o a Wall Street o nella Silicon Valley, e non a casa di papà e mamma dove lo cercano, senza trovarlo, i giovani e illusi fannulloni). Continua a leggere »
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