“Ad eccezione di tre parlamentari: i piddini Enzo Bianco e Giuseppe Berretta ed il pidiellino Salvo Torrisi, la politica ha taciuto su questi eventi gravissimi sul piano della legalità e dell’ etica.”
L’intervista a IVAN LO BELLO per “Il Riformista”, di Salvo Fallica
«Sono pronto ad incontrare gli agricoltori, i pescatori, i disoccupati che protestano, perché ritengo che i disagi economici e sociali per i quali manifestano siano reali e drammatici. Noi abbiamo stigmatizzato i metodi non le ragioni della protesta». Lo dice al Riformista il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, che spiega: «Il diritto di protestare è sacrosanto, non sono invece accettabili i metodi di limitazione della libertà di circolazione delle persone e delle merci, i metodi coattivi, i blocchi selvaggi. Si sciopera e si manifesta nel diritto delle regole della democrazia».
Presidente, qualcuno dirà “perché non le ha dette prima queste cose”? Le ho dette e le ho ripetute. Ho sempre sostenuto giuste e legittime le manifestazioni di protesta, un diritto fondamentale della democrazia. Anzi a Catania, in un dibattito in una scuola, ancora prima della famosa “Onda” dissi agli studenti che era legittimo che protestassero in nome del loro futuro. E la dichiarazione suscitò polemiche in senso inverso.
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Il mio diario di viaggio in Kazakhstan.
Della democrazia esistono migliaia di definizioni, ma una di quelle che mi ha sempre colpito di più la diede don Primo Mazzolari: “…Nessuno mi voglia far credere che tutta la democrazia consista nel fatto che uno può dire o stampare un’opinione diversa dagli altri… Democrazia è riconoscere che al mondo ci siamo in tanti e con diritti eguali e che c’è posto per tutti se glielo lasciamo: e pane, e aria, e terra e acqua per tutti, se non glielo rubiamo o distruggiamo..”, scriveva, aggiungendo: “…Se ho creduto e credo nella democrazia gli è perché ci ho visto e m’ostino a vederci, nonostante tutto, la salvezza dell’uomo…”. Mi piace ricordare queste parole, a cui ho pensato molto durante i tre giorni che ho trascorso in Kazakhstan come osservatore internazionale in occasione delle elezioni legislative, il 15 e 16 gennaio. Ecco le mie riflessioni. Ho il piacere di condividerle con voi.
Venerdì 13 gennaio. Partenza per Astana, meno venti sottozero.
Ho lasciato Roma venerdì sera, 13 gennaio, e dopo uno scalo a Vienna ho raggiunto la capitale kazaka, Astana, alle prime luci dell’alba di sabato. Il primo impatto è notevole. Oltre alle 5 ore di fuso orario, qui siamo a meno venti gradi sotto zero, il Paese è un’immensa distesa di neve. Ma ne vale la pena. Sono qui come osservatore, inviato assieme ad altri 800 “colleghi” provenienti da altre parti del mondo, in occasione delle elezioni anticipate del parlamento kazako. Essere osservatori non significa essere degli esperti, per cui voglio limitarmi alla succinta descrizione degli incontri, delle cose che ho visto e delle impressioni che ho tratto.
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Da 30 mesi ripete il monotono mantra di “Catania città normale” ma a crederci ormai è solo lui.
Non ci credono gli analisti del Sole 24 ore che per il secondo anno consecutivo collocano Stancanelli in fondo alla classifica del gradimento da parte dei cittadini (ottantanovesimo su 104, appena pochi posti sopra all’ormai ex sindaco di Palermo Cammarata, ultimo in graduatoria).
Ma soprattutto non ci credono i catanesi che con le risposte date al quotidiano economico dimostrano di conoscere i problemi della città molto più del loro primo cittadino part – time che la “città normale” l’avrà sognata durante uno dei suoi viaggi da senatore a Roma.
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