Non pratico lo sport di criticare l’amministrazione comunale sempre e comunque, “a prescindere” come direbbe il maestro. Preferisco dare il mio contributo di lavoro, idee, passione per affrontare e, possibilmente, risolvere qualche problema della nostra città. Però quando il sindaco Stancanelli lascia a metà le iniziative che intraprende, come se ci fosse sempre paura di osare troppo per rendere Catania più bella e più vivibile, non si può tacere. E allora se via Crociferi è il pezzo più bello e affascinante del patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’UNESCO, perché l’amministrazione si è limitata, grazie al contributo fondamentale dell’Ance, a ripulirne solo una parte, ridotta ad uno scempio dopo anni di incuria e abbandono? Perché non pedonalizzarla tutta, dalla statua del Cardinale Dusmet fino a Villa Cerami? Forse quest’ultimo tratto non lo merita?.
Lo chiedo al sindaco Stancanelli rilanciando la proposta di chiusura totale alle auto di via Crociferi.
Pare che il sindaco sia intenzionato a valutare la proposta. E allora si intervenga subito, anche in coincidenza con la festa di Sant’Agata, per rendere finalmente alla città l’intero patrimonio artistico e storico raccolto in via Crociferi. Perché, insomma, non affrontare unitariamente le questioni catanesi, grandi o piccole che siano, per dare soluzioni armoniche e sensate?
Altro esempio e altra proposta riguardano piazza Borsellino, parte della quale è stata destinata alla sosta a tempo delle auto a servizio della Pescheria e degli altri servizi pubblici e commerciali dell’area di piazza Duomo. Perché non destinare tutta la piazza Borsellino a questo servizio reso sia ai cittadini che agli operatori, spostando altrove il capolinea delle poche linee AMT rimaste?.
Non è così difficile fare le cose bene e fino in fondo per rendere migliore questa città. Basterebbe un po’ di buon senso, assieme a una bella dose di determinazione.
Attendo, assieme ai catanesi, riscontro.
Mai come in questo periodo si sono levate così tante voci che all’unisono richiedono trasparenza. Trasparenza nei comportamenti di chi riveste ruoli istituzionali, trasparenza negli stipendi dei parlamentari. Una richiesta, questa, più che giusta e ben motivata – come ho avuto modo di dire anche qualche settimana fa – dall’esigenza che le regole siano uguali per tutti. Certo c’è qualcosa che non va se poi il termine trasparenza viene declinato come piace alla Lega, che punta il dito contro Monti per un cotechino a Capodanno (!!!) ma fino a qualche tempo fa ignorava ben altri usi e costumi berlusconiani. Se parliamo di trasparenza e di utilizzo di denaro pubblico, o meglio di incertezza sul modo in cui questo viene speso, allora potremmo aprire decine di capitoli, tutti davvero importanti. Chissà, magari questo potrebbe essere il primo di una serie di appuntamenti su questo blog. Oggi partiamo dal Coni, ente di cui nessuno si occupa mai.
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la lettera a “La Repubblica” di Pierluigi Bersani:
Caro Direttore, come tutti dicono, abbiamo davanti un anno arduo e non semplice da interpretare. Vale forse la pena di “progettarlo” un po’, togliendo di mezzo un eccesso di fatalismo. Vorrei cominciare con qualche prima idea. I tre punti d’agenda politica del PD:
1. La scena si apre sull’Europa. Fino ad ora le decisioni sono state deboli. L’agenda da qui a marzo di per sé non rassicura. Nelle opinioni pubbliche è ancora dura come il marmo quell’ideologia difensiva e di ripiegamento che le destre europee hanno coltivato,ricavandone inutili vittorie, e che i progressisti non hanno potuto o saputo contrastare, ricavandone larghe e dolorose sconfitte. Inutile illudersi. O si mette in comune rapidamente e seriamente la difesa dell’Euro (vincoli di disciplina, strumenti efficaci e condivisi contro la speculazione e per la crescita, politiche macroeconomiche coordinate) o sarà il disastro. Se davvero l’Italia è troppo grande sia per fallire che per essere salvata, allora è troppo grande anche per stare zitta. È tempo che ciascuno di noi faccia la sua parte in Europa; il Partito Democratico sta lavorando per la piattaforma comune dei progressisti europei. Ma è tempo anche di fare qualcosa assieme, qui in Italia. Governo e forze politiche possono determinare una posizione nazionale. Il Parlamento (che non esiste solo in Germania!) può articolarla e assumerla. Il nostro Presidente del Consiglio può interpretarla e gestirla al meglio. Le idee ci sono e vedo su di esse la possibilità di una larga convergenza. Il biglietto da visita delle nostre idee in Europa potrebbe essere così concepito: noi continueremo le nostre riforme e ci riserviamo ogni ulteriore iniziativa per rafforzare la nostra credibilità.
Ma non faremo più manovre. A chi raggiunge il 5% di avanzo primario che cosa altro si può chiedere? Nel caso, nessuno pensi di trattarci come la Grecia. Come si diceva, siamo troppo grandi e quindi parecchio ingombranti. Se ne tenga conto.
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